Il mio strumento di visibile virtù, lo tengo tra le mie sapienti mani, ma ciò che tutto regge ed è invisibile agli occhi è posto nella mia testa, ed è ciò che comunemente viene chiamato ragione.

giovedì 17 gennaio 2008

febbre, pessimismo e un pizzico di sale

Avrei voglia di gridare.
Avrei voglia di impazzire.
Avrei voglia di scuotere me stesso.
Avrei voglia di levarmi questo torpore di dosso, di non farlo più mio...

...questo torpore che mi ha attanagliato, che mi ha contaminato, che mi ha standardizzato...

...SONO VITTIMA E PROMOTORE ALLO STESSO TEMPO DELLA PIù GRANDE MALATTIA DEL 21esimo SECOLO...

.....l'apatia di vivere......

ho visto coscienze umane giacere nell'indifferenza, e mi chiedo se valga la pena ribellarsi per essere schiacciato da una forza più grande di me ed essere subitaneamente riportato nei ranghi....

...perchè l'apatia è diventata una categoria del nostro tempo....

...il tempo degli apatici....

lunedì 14 gennaio 2008

Ma voi notate differenza?




Io no. Perfettamente uguali.

C vediamo il 4 febbraio....ebbraio...aio....io....o.....

domenica 13 gennaio 2008

Nessun uomo è un'isola

Nessun uomo è un’ isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi diminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

(John Donne)

Certe volte sbatto porte senza neanche accorgermene, le lascio chiuse dietro le mie spalle incurvate mentre entro in stanze inesplorate e piene di dolore nascosto nella penombra.
Si, vorrei evocare il terribile significato della ricerca di un equilibrio, che è possibile soltanto quando non lo si ha più, oppure quando non lo si ha mai avuto. E fa male, dannazione. Come strapparsi un lembo di pelle e lasciare sanguinare la ferita, nella disperata ricerca di una garza per fermare l'emorragia.
Mi viene in mente l'immagine di me quando ero ancora troppo piccolo per sapere cosa significasse vivere, che zompetto in giro per la stanza da letto di mio fratello, toccando tutto quello che trovo. Percependo per la prima volta l'odore del legno di un armadio, la luminosità di un raggio di sole che penetra le persiane tagliando l'aria polverosa, il dolore di colpire con la testa un angolo del letto. Cadendo, inciampando sulle mie tozze gambe puerili, sempre aiutato da qualcuno a rialzarmi. Ecco, l'immagine di me che esploro felicemente una stanza. Quanto ero felice di poter dare un nome tutto mio alle cose. A ripensarci adesso, avrei dovuto godere di quel privilegio, perchè a quell'età ero io a dare una forma al mondo, ed ero io a decidere, immerso nella mia inconsapevolezza.
Ma più di ogni altra cosa, avrei dovuto godere della luce che riempiva la stanza. La luce dava forma ai miei ostacoli. Riuscivo a capire dove andare, dove non andare, cosa toccare e cosa evitare. Se poi cadevo o andavo ugualmente a sbattere, rialzarsi non era un problema, perchè era facile imparare a dare forma a quell'ostacolo.

E' stata la consapevolezza del significato della vita a rabbuiare le mie stanze da esplorare.


Dio quanto mi manca quella stanza luminosa.

Pensiero





Il silenzio è troppo rumoroso oggi, nella cupola della mia esistenza.








sabato 12 gennaio 2008

5 e 55 di mattina

















è tardi, è presto, che importa? sono concetti totalmente relativi. è tempo, è sempre tempo, quello è l unica cosa assoluta, il tempo c'è, scorre, inesorabile, verso una sola direzione.
ed Ora sono schiacciato tra le pieghe della mia stanza, particolarmente pesante e orribilmente grande. Il bianco mi mangia. Il bianco mi disintegra. Il bianco mi integra. il bianco. il bianco. è tutto intorno a me.
ed Ora sono perso tra pensieri inesistenti eppure reali, e la mia coscienza ha appetito da sfamare: presentati al suo banchetto, mondo, e saziala come solo tu riesci; e fa si che questi pensieri non mi diano più noia.
Il mio peso è riuscire ad esprimere troppo la mia sostanza, ed ora vorrei sapere per cosa o per chi essa sta cantando. Forse sono solo i vaneggiamenti di un uomo stanco? O le angoscie di un uomo stanco? Quanti accezioni può avere il termino stanco? Non lo so, forse tante, di sicuro un paio. Ed ora mi accingo a lasciare questo posto, perchè ora albeggia, ed è tempo di dormire.

sabato 5 gennaio 2008

Funeral Blues

Fermate tutti gli orologi
isolate il telefono
fate tacere il cane con un osso succulento.
Chiudete i pianoforti
e tra un rullio smorzato,
portate fuori il feretro.
Si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani, lamentosi, lassù
e scrivano sul cielo il messaggio:

Lui è morto.

Allacciate nastri di crespo
al collo bianco dei piccioni.
I vigili si mettano
guanti di tela nera.

Lui era il mio nord, il mio sud,
il mio est e ovest,
la mia settimana di lavoro
e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte,
la mia lingua, il mio canto.

Pensavo che l'amore fosse eterno
e avevo torto.

Non servono più le stelle,
spegnetele anche tutte,
imballate la luna,
smontate pure il sole,
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco

perché ormai più nulla può giovare.